| Carla
Mazzini - intervista "e mail"
|
|
I.S.U. - "Innanzi
tutto grazie per aver accettato di fare parte della nostra
comunità scientifica. Desideriamo, per prima cosa,
chiederLe perché si sia dedicata agli studi di
medicina".
Mazzini
- "Riflettendoci
direi che probabilmente la scelta è stata dettata dalla
inconscia predisposizione ad avere la curiosità di conoscere
meglio le altre persone, intese come singoli soggetti,
quelli definiti come "gli altri", mista ad una propensione
a tentare di essere di aiuto a chi vedi essere in difficoltà,
questo rimanendo consci dei propri limiti. A questo si
aggiunga una predilezione per quelle che, in ambito scolastico,
vengono definite materie scientifiche".
I.S.U.
- "Quando e perché
è stata attratta dagli argomenti relativi al lavoro,
alla sicurezza ed alla qualità della vita?".
Mazzini
- "L'interesse
è sorto durante la preparazione agli esami di medicina
del lavoro e di igiene industriale, dovuto non solamente
alle materie, ai testi, ma anche alla passione trasmessa
dal docente durante le lezioni, il Dott. Pettinati. Si
è poi rafforzato durante il periodo di collaborazione
con lo Studio Mandrino, che si occupava di consulenza
aziendale, poiché mi era stato richiesto collaborare
per rispondere agli interventi richiesti in tale settore
di consulenza. Nel 1994 era stato pubblicato il testo
del D. Lgs. 626/94, pertanto, si era moltiplicato l'interesse
collettivo su tema della sicurezza sul lavoro. Lo Studio
di consulenza aveva l'esigenza di fornire dei chiarimenti
in merito alle proprie Aziende clienti. Col tempo gli
approfondimenti e la maggiore conoscenza sul campo hanno
portato a comprendere che l'attenzione doveva e deve essere
orientata su aspetti multifattoriali. Si è sviluppata
la convinzione che è fondamentale, ma non sufficiente,
l'attuazione della prevenzione, in ambito di sicurezza
ed igiene negli ambienti di lavoro, per scongiurare o
limitare infortuni e malattie professionali. L'approccio
multifattoriale deve considerare le condizioni di lavoro
in relazione al benessere della persona nella sua interezza.
Occorre attenzione non solamente ai principi dell'ergonomia,
riferiti alla postazione lavorativa, ma anche al processo
di lavoro ed alle modalità con cui questo è attuato, al
carico di lavoro, a fattori di stress, a problemi di relazione
tra colleghi nell'ambito lavorativo".
I.S.U.
- "Come è
percepita la sicurezza e la qualità della vita
in ambito lavorativo?".
Mazzini
- "Ritengo
che qualsiasi giudizio non possa essere rappresentativo
di tutta la realtà operativa nel nostro Paese. Per quanto
ho potuto riscontrare, durante la mia esperienza professionale,
dopo una iniziale grande attenzione all'attuazione di
quanto richiesto dalle normative vigenti, il riferimento
è all'entrata in vigore del D. Lgs. 626/94, si è affievolita
la propensione a voler applicare le regole per sviluppare
la sicurezza in ambito lavorativo. Le difficoltà sono
state e sono tuttora, a mio avviso, rappresentate dalla
necessità di dover integrare nell'organizzazione della
realtà operativa le procedure, le regole, il modus operandi,
che servono a mantenere costantemente attivi i molteplici
aspetti inerenti salute e sicurezza. L'ultimo decreto
promulgato in materia, il D. Lgs. 81/08 conosciuto come
"Testo unico", ha sottolineato la necessità di considerare
fondamentale la gestione della sicurezza, ampliando la
valutazione dei rischi all'ambito della organizzazione
aziendale. Si può comprendere come se da un lato sia strettamente
necessario attuare un'attività permanente, e non solamente
periodica, dedicata alla prevenzione, dall'altro versante
ciò risulta complesso e molto impegnativo, in modo particolare
nelle realtà operative di medio piccola dimensione, peraltro
tipicamente italiane. Altro elemento fondamentale per
far "vivere" la sicurezza negli ambienti di lavoro ritengo
sia quello di sensibilizzare, di sviluppare la cultura
di base in tale ambito. L'importanza della formazione
di tutti i lavoratori, di coloro che entrano nel mondo
del lavoro così come di chi risulta operativo ormai da
parecchi anni. Sono ancora presenti, spesso, delle perplessità,
della reticenza da parte degli operatori nell'accettare
regole di comportamento ed attuare procedure di lavoro
in sicurezza. Rimane essenziale per "fare sicurezza negli
ambienti di lavoro" la compartecipazione dei Datori e
dei Lavoratori. L'attenzione alla qualità della vita in
ambito lavorativo risulta avere un'applicazione generalmente
inferiore rispetto alla sicurezza, ciò è legato al non
essere percepia come reale fonte di rischio e naturalmente
alla maggiore sensibilità verso i temi che portano innanzitutto
alla salvaguardia della vita degli operatori. Anche se
un approccio multifattoriale, che analizzi anche le concause,
le interferenze e gli aspetti sinergici dei fattori di
rischio, risulta essere presente nelle indicazioni contenute
nelle normative, facendo riferimento alle norme tecniche
elaborate negli ultimi anni. Si fa strada sempre in modo
maggiore la necessità di portare ad operare i lavoratori,
ed a trascorrere buona parte della loro giornata, in un
ambiente che garantisca buoni livelli di confort microclimatico,
di illuminazione, di adattabilità a chi vi opera in relazione
anche al tipo di attività svolta, in altre parole rispettando
ed applicando le tematiche ergonomiche. Ed, inoltre, ad
applicare i principi ergonomici al processo lavorativo
ed al sistema di lavoro, considerando il carico di lavoro
mentale, la monotonia, la ripetitività delle azioni, le
mansioni con eccessiva o viceversa scarsa responsabilità,
i disagi legati a problemi relazionali".
I.S.U.
- "Un
lavoratore come "percepisce"
la propria "fisicità" e la propria esistenza
sul posto di lavoro? Esiste una reale vita lavorativa
o il lavoro è considerato una apnea esistenziale?
".
Mazzini
- "In alcuni studi condotti,
che hanno portato all' "Accordo europeo sullo stress da
lavoro", si è evidenziato che esiste un'interazione tra
l'individuo che lavora e l'ambiente in cui si trova ad
operare con scambi di informazioni, di stimoli, che avvengono
sia nell'ambito razionale che sul piano emotivo e cognitivo.
E' presente una continua interazione tra il lavoratore
con le sue caratteristiche intrinseche, potenzialità,
capacità e competenze, ed il contesto operativo, dove
coesistono l'ambiente di lavoro, il processo o ciclo lavorativo,
l'organizzazione lavorativa. Se le risposte agli stimoli
ambientali in senso alto, ed alle sue possibili variazioni,
avvengono in una condizione di equilibrio si ricade in
una condizione di sollecitazione profiqua dell'operatore,
definita "eustress" o stress positivo. Al contrario avremo
una condizione di "distress" o stress negativo se gli
stimoli esterni al lavoratore causano su di lui uno squilibrio,
che permane, sia sul piano cognitivo che emotivo Questa
premessa, a mio parere, è utile per comprendere come l'insoddisfazione,
la riduzione dei livelli di aspirazione, la stanchezza
cronica, sino allo stato di depressione, avvertiti sul
posto di lavoro, possano essere manifestazioni degli effetti
di situazioni di stress lavorativo con caratteristiche
negative o "distress". Ne conseguono un aumento dell'assenteismo,
una eccessiva irritabilità che può sfociare in maggiori
conflitti interpersonali e aumento delle lamentele, un
aumento degli errori commessi. Tra le condizioni di lavoro
che possono favorire le alterazioni correlate allo stress
vi possono essere lo squilibrio tra competenze acquisite
e responsabilità, le aspettative non corrisposte, l'assenza
di gratificazioni, la mancanza di una giusta autonomia
decisionale, la ripetitività delle azioni lavorative senza
la conoscenza del contesto in cui esse sono inserite,
l'assenza di un referente per la soluzione di problemi
operativi, così come le pressioni per l'avanzamento di
carriera ed i conflitti di ruolo. Ma occorre ricordare
che la presenza di fattori che possono essere legati allo
stress non è una condizione sufficiente per ottenere il
manifestarsi degli effetti del "distress", è fondamentale
l'interazione con il singolo individuo, non tutti i lavoratori
presentano una retroazione identica. Emerge quindi che
deve essere considerato il lavoratore come individuo in
toto. Per evitare che si trascorrano le ore lavorative
come in una sorta di apnea diviene necessario che sia
prestata attenzione alla corretta gestione della comunicazione
negli ambienti di lavoro, per chiarire il ruolo di ciascun
operatore, rendere partecipi i singoli sogggetti dell'attività
svolta, migliorare e contemporaneamente controllare l'operatività".
I.S.U.
- "Esistono dei paradigmi di riferimento?".
Mazzini
- "L'
"Accordo europeo sullo stress sul lavoro" dell' 08 ottobre
del 2004, siglato tra Sindacato europeo, Confindustria
europea, Associazione europea artigianato e PMI, Associazione
europea delle imprese pubbliche, ha come obiettivo quello
di offrire ai datori di lavoro e ai lavoratori un modello
che consenta di individuare e di prevenire o gestire i
problemi di stress da lavoro. Esso fornisce una descrizione
dello stress, precisando che non è una malattia ma una
esposizione prolungata allo stress può ridurre l’efficienza
sul lavoro e causare problemi di salute. Precisa, inoltre,
che fattori esterni all’ambiente di lavoro possono condurre
a cambiamenti nel comportamento e ridurre l’efficienza
sul lavoro. In realtà, quando giunge a trattare il metodo
per l'individuazione dei problemi correlati allo stress
da lavoro, asserisce che data la complessità del fenomeno,
l'accordo non intende fornire una lista esaustiva dei
potenziali indicatori di stress. Alcuni sintomi vengono
riconosciuti come indicativi della presenza di questa
problematica, quali alto tasso di assenteismo, elevata
rotazione del personale, conflitti interpersonali o lamentele
frequenti da parte dei lavoratori. L’accordo ci indica
che l'individuazione di un problema di stress da lavoro
può avvenire attraverso un’analisi di fattori quali l’organizzazione
e i processi di lavoro, le condizioni e l’ambiente di
lavoro (esposizione al rumore, al calore, a sostanze pericolose,
ecc.), la comunicazione e i fattori soggettivi ( pressioni
emotive e sociali, sensazione di non poter far fronte
alla situazione, percezione di una mancanza di aiuto,
ecc.). Spetta al Datore di lavoro, dovendo per legge tutelare
la salute dei lavoratori, individuare il problema, valutarlo
(con le difficoltà che si possono facilmente immaginare),
e se presente eliminarlo o ridurlo".
I.S.U.
- "Quante specializzazioni della medicina si stanno interessando
al lavoratore come unità psicosomatica?".
Mazzini
- "Sono
numerose le specializzazioni della medicina interessate
al lavoratore come unità psicosomatica e la tutela della
sua salute, ad esempio medicina del lavoro e neuropsichiatria.
Studi ed approfondimenti nel settore vengono attuati anche
dal personale medico delle strutture Inail, al fine di
definire gli strumenti diagnostici e la diagnosi differenziale,
i parametri per il riconoscimento da parte dei medici
legali dell'ente delle patologie da stress lavoro correlato.
Sono altresì interessate allo studio in questione la psicologia
del lavoro che si interessa del carico di lavoro e l'ergonomia
che si occupa dell'organizzazione dell'attività lavorativa.
La crescente attenzione ai rischi pscicosociali sul lavoro
ha condotto il Legislatore ad inserire nell'articolo 28
del D. Lgs. 81/08 l'obbligo per il Datore di lavoro di
valutare "tutti i rischi per la sicurezza e la salute
dei lvoratori ivi compesi quelli riguardanti gruppi di
lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche
quelli collegati allo stress da lavoro - correlato". I
soggetti coinvolti nella elaborazione di questa valutazione
devono, pertanto, affrontare anche un'analisi che richiede
strumenti di conoscenza specifici e complessi, essendo
l'origine eziologica multifattoriale e gli studi ad essa
dedicati ancora in divenire. Il legislatore ha previsto
un aggiornamento della formazione del Responsabile del
Servizio di Prevenzione e Protezione, che è coinvolto
in tali rilevazioni, e la possibilità, all'articolo 31,
comma 3 del D. Lgs. 81/08, per il Datore "nell'ipotesi
di utilizzo di un servizio interno di ricorrere a persone
esterne all'azienda in possesso delle conoscenze professionali
necessarie, per integrare, ove occorra, l'azione di prevenzione
e protezione del servizio."
I.S.U.
- "Esistono degli orientamenti per mezzo dei quali fare
evolvere la condizione dell'essere umano in relazione
al proprio lavoro? In altre parole: come si pensa sarà
il rapporto tra uomo e lavoro in futuro?".
Mazzini
- "Esistono
degli studi, condotti da organizzazioni internazionali
ed in ambito europeo, che vertono sul concetto di responsabilità
delle organizzazioni verso le persone, il pianeta, il
profitto ( le 3 P stabilite dalla Commissione Europea
nel 2001), non rimanendo legati solamente all'aspetto
del profitto od al rispetto delle prescizioni in ambito
legale. Entra in campo la Responsabilità Sociale dell'Impresa,
che viene attuata su base volontaria dalle aziende. E'
un concetto per cui le aziende integrano all'interno delle
loro attività di produzione e commercio anche le preoccupazioni
in ambito sociale ed ambientale. Diviene maggiormanete
rilevante la responsabilità dell'impresa nei confronti,
esternamente ad essa, della comunità, della società e
dell'ambiente, ed al proprio interno, verso i lavoratori.
In questa secondo aspetto comprendendo la responsabilità
nei confronti della sicurezza e della salute dei lavoratori,
delle condizioni di svolgimento dell'attività lavorativa,
della gestione degli investimenti sulle risorse umane,
della pari opportunità di accesso al mondo del lavoro,
e non da ultimo nel controllo sul mutamento del mondo
del lavoro ed industriale. Si sta facendo strada il concetto
di importanza strategica per l'azienda di corretta gestione
del capitale umano, della propria forza lavoro, e di sviluppo
delle sue capacità. La salute dei lavoratori influenza
il profitto dell'impresa, quest'ultima dovrebbe promuovere
e stimolare un comportamento responsabile dei lavoratori,
e provvedere alla loro formazione, oltre alla tutela della
sicurezza e della salute dovrà provvedere ad una propria
organizzazione che sia in grado di valorizzare la propria
forza lavoro. La modifica dell'approccio gestionale deve
emergere da un mutamento culturale profondo, che deve
interessare tutte le componenti aziendali, pertanto, a
mio avviso, il percorso è ancora lungo ed articolato".
Data dell'ultimo aggiornamento: 28.12.2008
E' possibile contattare Carla Mazzini, partecipando al
suo forum
.
|