Fabio Lauri - intervista "e mail"

I.S.U. - "Innanzi tutto grazie per aver accettato di fare parte della nostra comunità scientifica. Desideriamo, per prima cosa, chiederLe cosa L'abbia condotto allo studio della storia?".

LAURI -
"Ancora una volta e sempre più, a mia volta ringrazio L'Istituto Internazionale per le Scienze Umanistiche per la gentilezza e l'attenzione dimostrata nei miei confronti. A condurmi allo studio della Storia, ormai ne sono quasi certo, è stata la genetica. Soffro di un'innata curiosità nei confronti dei miei simili, della natura che mi circonda e, non da ultimo, dell'avventura in quanto tale. I miei genitori, seppur non possano e non vogliano considerarsi degli intellettuali, erano e sono dei grandi lettori di quotidiani. Assidui appassionati dell'attualità e della società che li circonda. Sin dai primissimi anni di vita. Sono nato nel 1963 e quindi nel turbine della grande speranza di un progresso materiale e culturale aperto a tutti, sono stato tempestato da una quantità di impulsi nozionistici di ogni genere. Sono di estrazione piccolissimo borghese. Però, per mia immensa fortuna, sono figlio della tecnologia post-bellica, del cinema, della televisione, delle riviste e dei libri tascabili a prezzo modico. Oltre che dei documentari, delle esplorazioni oceaniche del Capitano Costeau, dell'epopea dello sbarco sulla Luna e del Concorde. Ho sempre amato ascoltare i racconti degli adulti. Ricordi di guerra, di vita vissuta, leggende e favole, sono state il mio pane quotidiano all'incirca dai quattro anni in poi. Date le premesse, leggere con onnivora voracità e tendere le orecchie ovunque ci fosse una bella storia da ascoltare, è stata solo una logica conseguenza favorita dei tratti distintivi del mio carattere. Da ultimo, colpo di grazia per il mio cuore già incrinato e vacillante, la scuola. Avendo frequentato il Liceo Classico, mi fu concesso udire le mirabolanti vicende della Grecia di Pericle e di Roma imperiale. La passione, si è così tramutata in amore inossidabile ed imperituro. Per fortuna, nessuna medicina potrà guarirmi da questa patologia subdola e travolgente".

I.S.U. - "Cosa vuol dire per Lei, ora, continuare ad interessarsi di storia?"

LAURI -
"Significa continuare l'infinita ed esaltante ricerca della più intima essenza della natura umana, nel suo svolgersi nei molteplici fatti della vita. Una ricerca su me stesso innanzitutto. Dalla quale mi è sempre stato per fortuna impossibile prescindere. Attraverso l'ascolto, la lettura e la conoscenza in quanto tale degli altri e dei loro atti "storici", ho potuto svolgere ma soprattutto vivere il mio cammino terreno con una consapevolezza ed una soddisfazione altrimenti negata. E' una ricerca che già so senza una conclusione definitiva. Non per niente, non si finisce mai di conoscersi e di stupirsi di sè stessi e degli altri. In soldoni, grazie alla frequentazione della Storia io mi sono divertito, mi diverto e spero di divertirmi almeno un altro poco. E' una grande "passione" ed io cerco di coltivarla e viverla fino in fondo e con tutto me stesso.

I.S.U. -
"Esiste un ruolo sociale della storia e dello storico?"

Fabio Lauri-
"A titolo del tutto personale, ritengo che la professione dello storico rivesta per sua stessa natura un ruolo spiccatamente sociale ed educativo. Sia in un'accezione positiva come purtroppo negativa. Trattasi di mestiere difficile e pericoloso. Difficile per chi lo elargisce ed assai pericoloso per chi desideri usufruire dei suoi frutti. La ricerca e la divulgazione storica, sin dagli albori della storicizzazione delle civiltà, hanno manipolato se non plasmato gli eventi prodotti dal genere umano nel suo sviluppo cronologico. Fornire impulsi di conoscenza e di critica, è senza dubbio uno dei suoi compiti primari e positivi. Al tempo stesso però, servendosi dei cosiddetti "storici" quali strumenti del proprio dominio temporale e spirituale, il potere stesso ha raccontato e racconta di sè e degli altri, ciò che desidera si sappia. Ciò non toglie, sia chiaro, che con il progredire delle civiltà, buona parte della tanto agognata verità sia poi venuta a galla. E che il miraggio dell'obbiettività "storica" abbia poi trovato un suo spazio di sviluppo e di affermazione. Mai dimenticare però, che gli storici sono uomini, in quanto tali come tutti gli altri. E pertanto sensibili alle lusinghe del potere ed alle proprie convinzioni più intime e profonde. A mio avviso però, nonostante tutte le problematiche sopra accennate, oggi la Storia può regalare un altissimo livello di conoscenza a tutti i livelli. Senza di essa non può esserci cultura in senso lato e più ampio del termine. Una società veramente libera, non dovrebbe e non può rinunciare alla sua assidua frequentazione".

I.S.U. - "In quale condizione versa, secondo Lei, oggi la storia?"

Fabio Lauri-
" Prima di formulare un giudizio o anche solo una previsione, credo sia necessario aspettare almeno qualche anno. La produzione libraria degli ultimi 20 anni è semplicemente prodigiosa e sterminata. La vecchia generazione post-bellica di studiosi si sta congedando, per limiti anagrafici ormai raggiunti, in tutto il continente europeo. Le nuove leve, come sempre, potranno essere valutate solo tra un paio di decenni. Non prima. Il vero problema, a mio avviso, è invece rappresentato da quale tipo di società più o meno "globale", la nuova generazione di ricercatori finirà per trovarsi di fronte. Ci stiamo dirigendo verso un orizzonte di ulteriore libertà di espressione e ricerca, oppure nuvole scurissime e tempestose si apprestano a minacciare la nobile ed essenziale disciplina delle scienze storiche? In questa situazione precaria, saranno le istituzioni universitarie del cosiddetto "mondo occidentale" a giocare la partita decisiva ed a determinare l'esito della sfida tra il sempre incombente "oscurantismo" e la mai abbastanza coltivata "libertà". Di pensiero e di espressione. Io incrocio le dita...ma non sono particolarmente ottimista. Spero di sbagliarmi, of course".

I.S.U. - "Riteniamo condivisibile la Sua opinione sull'aspetto "quantitativo" della produzione storica, scritta o divulgata attraverso altri mezzi di comunicazione. Come giudicare l'aspetto "qualitativo - metodologico" ed il rapporto con i fruitori di tali informazioni. Perché, chi, per chi e come si fa "storia" oggi?"

Fabio Lauri-
" Ragionando da lettore appassionato e non di meno frequentatore del pianeta Internet, direi che la Storia parlando di schietto marketing, "tiri". E parecchio. Non da ultimo, con l'arrivo della televisione satellitare, si può facilmente constatare l'ampio spazio ormai dedicato alla materia. Il successo di due canali tematici quali History Channel ed History Channel 2, è lì a testimoniarlo. Ma una miriade di altri canali si occupano ormai con regolarità e frequenza di argomenti storici. Il genere documentaristico storico-geografico, conosce un successo di offerta davvero considerevole. Internet a sua volta offre di tutto e di più. Come già accennato, il settore della carta stampata tiene senza fatica alcuna il passo con i tempi, sfornando una manualistica ed una saggistica numericamente impensabile solo 30 anni orsono. Certamente questo è solo l'aspetto quantitativo del fenomeno in questione. L'approccio qualitativo, merita invece dei distinguo e delle parentesi. Impossibile quindi che, all'interno di questo magma ribollente, non si annidi anche molto "ciarpame scandalistico". Una generosa spruzzata di "audacia dilettantistica" e soprattutto ampie manciate di "inesattezza faziosa ed interessata". La storia è ormai un considerevole business. Pertanto, anche il "bidone" è dietro l'angolo e la truffa storico-intellettuale possibile in più di un caso. Mi sembra però un fenomeno inevitabile. Però non così deleterio come potrebbe apparire in un primo tempo. Come riconoscere quindi ciò che è valido da ciò che invece travia e non educa informando? A mio avviso la responsabilità ricade innanzitutto sul sistema scolastico. A tutti livelli. Dal grembiulino delle elementari alla tronfia toga delle accademie. Formare ed insegnare "bene" è la base dalla quale non si può prescindere se si vuole scrivere di storia ad alto livello. Ma è fondamentale anche il ruolo rivestito dai fruitori stessi del fenomeno. Che siano appassionati della vecchia storia cartacea o di quella assai più giovane su cristalli liquidi, la regola inderogabile non cambia. Un pubblico di lettori culturalmente preparato, capace di critica e di sospetto è e sarà il miglior antidoto contro fenomeni di contraffazione qualitativa del genere storico. Avremo sempre più bisogno di sterminate dosi di libertà d'espressione e soprattutto di rigorosa disciplina nella gestione di quest'ultima. Che nessuno si faccia illusioni, non è affatto una questione di microchip o di software".

I.S.U. - "Alla luce di quanto da Lei affermato, come giudica l'insegnamento della storia nell'attuale sistema scolastico ed universitario?"

Fabio Lauri- " Non essendo più giovanissimo, azzarderò giudizi basandomi sull'esperienza, sui lontani ricordi scolastici e sui non troppo datati trascorsi universitari. Personalmente credo che il nostro paese, non poggiando su una solida e positiva base di moderno nazionalismo, non si curi molto della formazione di base in campo storico. Siamo eredi di una ventennale e catastrofica dittatura e di un dopo-guerra bacchettone, per quanto incredibilmente aperto alle novità materiali della moderna tecnologia. A tutto ciò va aggiunto il veleno mortale del famigerato "68". La più grande disgrazia possibile ed immaginabile dopo le sette piaghe d'Egitto, il Nazismo ed il Comunismo. Durante la mia gioventù, si inneggiò fino alla nausea alla morte del nozionismo, delle date ed alla messa in rotta della cosiddetta storia "evenemenziale". Come se si potesse approfondire, scavare, sviscerare e criticare, rifiutandosi di partire dalle azioni umane e dalla loro collocazione nel tempo e nello spazio. Gli avvenimenti esistono per poi studiarli e spiegarli. Questo dovrebbe essere ovvio. Anzi obbligatorio. Ma rifiutare la "storia dei re" e la data della battaglia di Waterloo (18 giugno 1815), a me è sempre apparso come una grandissima sciocchezza. Anche perchè con assoluta certezza, è sempre stata una regola non seguita dagli storici per primi. In realtà, erano tutte squallide nefandezze propinate a noi freschi figli del benessere. Spesso ed accecante fumo negli occhi, prodotto da una classe dirigente ipocrita e profittatrice. Però, come sempre avviene in questa Italia che non è "popolo" e non vuole mai e poi mai essere "tribù", non sono mancate e non mancano le moltissime luci. Per nostra fortuna è accaduto anche questo, a dispetto di tutto e di tutti. Storici, studiosi e scrittori di qualità hanno formato una nutrita ed agguerrita pattuglia di prodi. Capaci di regalarci una saggistica ed una critica di valore internazionale. Cerco di venire adesso all'oggi. Ho il sospetto che le cose non siano poi molto cambiate dalla seconda metà degli anni novanta ad oggi. Ritengo nettamente superiore la qualità della produzione rivolta ai cosiddetti addetti ai lavori ed ai semplici appassionati da libreria, rispetto alla manualistica di base per scuole elementari, medie, superiori ed università. Agli studenti di ogni ordine e grado vanno solo briciole di ovvietà e faziosità politica. Ma è soprattutto la situazione dell'Università italiana a preoccuparmi. Da sempre. Eppure i talenti ci sono, la passione non manca. Ho conosciuto, soprattutto all'università, ottimi docenti. Capaci di informare, approfondire ed infine entusiasmare il loro pubblico. Difettiamo però di ambizione nazionalistica e di autentico amore per la ricerca e la conoscenza. Ecco quanto."

I.S.U. - "Come giudica il ruolo delle materie umanistiche e degli umanisti in questo contesto socio - culturale ed in relazione alle altre discipline tecniche, scientifiche o di nuova concezione?"

LAURI - " Il mio augurio, è che l'universo delle "cultura classica" mantenga intatta la propria importanza ed indipendenza anche in futuro. Sarebbe terribile e catastrofico pensare od anche solo ipotizzare il contrario. Ciò però non toglie che, per paradosso, in un mondo per moltissimi aspetti assai migliore, più giusto e più facile per molti, le materie umanistiche e le arti in genere siano minacciate proprio dal progresso, dal livello tecnologico e dalla massificazione globalizzata dei mezzi di comunicazione ed espressione, per esempio. Oggi è difficile se non impossibile sognare. La mitologia, gli eroi e le leggende sono solo un ricordo morto e sepolto, sotto il peso implacabile dei circuiti stampati e dei lettori laser. La musica di alto livello non arriva quasi mai al grande pubblico. La filosofia è un luminoso ricordo del passato. La pittura, la scultura e buona parte dell'architettura sono giustamente schiavi di tempi diversi, essenziali e pragmatici. Solo la letteratura, di qualunque ordine e grado, forse riesce ancora a ritagliarsi uno spazio nella mente del pubblico:niente di memorabile, con ogni probabilità. Però la voglia di leggere una bella storia è pur sempre ancora insopprimibile nel cosiddetto homo sapiens. Va molto forte e merita rispetto, da quanto vedo e leggo, il mondo della moda. Ma tra Versace o Armani e Monet o Michelangelo, mi permetto di preferire sempre e comunque i secondi. Io per me, ho il fortissimo sospetto che con il nuovissimo pianeta ipertecnologico sul quale ci troviamo adesso a camminare, sarà giocoforza necessario particare una strategia culturale di stampo più che altro conservativo. Sfruttare le meraviglie della tecnica per mettere in cascina quanta più cultura del passato sia possibile ed auspicabile. Sconfiggere la peste ed il tifo, fruire della corrente elettrica, trapiantare cuori oppure chattare con la Nuova Zelanda, ha comportato un certo prezzo da pagare. Il buio ha finalmente lasciato il campo alla luce. La superstizione ad un minimo di ragione e razionalità. Però qualcosa, anzi molto, si è perso. L'uomo non emerge più. Non ci sono più nomi memorabili da tramandare ai posteri. Gli aristocratici si sono estinti come dinosauri. La democrazia, giustamente, ha trionfato. Però scordiamoci di ritrovare sulla nostra strada un Dante Alighieri, uno Shakespeare od anche solo un Dottor Livingstone. Oggi si veste tutti allo stesso modo. Principi e carrettieri uguali sono all'occhio non troppo educato. E' tutto e solo un gigantesco lavoro di squadra, nel cui marasma nessuno ha più la possibilità stagliarsi e brillare. Una società di massa ben pasciuta e riscaldata concede sempre meno spazio all'uomo in quanto individuo, creatore, eroe e protagonista. Ed invece sarà sempre più campo libero per gli agguerriti eserciti del conformismo tecnico, il quale ci offre su di un piatto d'argento, è fuor di dubbio, una vita assai più facile, lunga e pulita. Ma priva di creatività classica. Solo un non augurabile ritorno all'età della pietra, potrebbe forse restituirci un barlume di umanesimo. Ma questo, è ovvio, trattasi di uno scherzoso paradosso.

I.S.U. - "Il rapporto e l'equilibrio tra l'individuo e la specie è argomento da sempre assai caro al nostro istituto. Sembra che la storia, quella legata ad una "sistematica biografica" di stampo ottocentesco, stia venendo meno: come immagina l'evoluzione dello studio della storia?

Lauri-
"A mio avviso, il futuro della disciplina storica si giocherà sul campo dell'adattamento inevitabile e necessario alle esigenze imposte da una realtà magmatica ed alquanto incerta. Una società di massa ossessivamente imposta. Votata alle catastrofi se non ad una non più tanto improbabile autodistruzione. Uno spregio quasi totale, come già detto, per l'individuo, la sua formazione e la sua realizzazione. Un'ossessiva ricerca del profitto (per pochi) e l'ormai conclamato rifiuto di un benessere maggiormente diffuso nelle società postindustriali. Dulcis in fundo, lo spettro ormai reale di un sovrappopolamento che finirà per strangolare la vita sul pianeta. In tutto ciò, mi permetto di azzardare che la ricerca storica dovrà adattarsi a sopravvivere ed a ritagliarsi delle finestre. Magari luminose ma di certo non più così fulgide come nel passato. Anche in quello non troppo distante. Comunque sia, senza uomini di rilievo, senza grandi personaggi, con buona probabilità ci dovremo accontentare della "Cronaca" e non più della vera "Storia". Il che purtroppo, è proprio tutta un'altra e miseranda questione."

I.S.U. - "Come pensa il rapporto tra cronaca e storia? Sarà la cronaca evoluta la disciplina, che sostituirà la storia? Quali saranno le sue modalità d'interazione?"

Lauri - "A mio avviso, la produzione storica di alto, medio ed anche basso livello proseguirà ininterrotta il suo abituale cammino. Almeno fino a quando esisterà un barlume di civiltà umana socialmente organizzata. Di questo non dubito. I mezzi, le istituzioni ed anche la passione per il passato non mancano. E non verranno a mancare anche in un più o meno prossimo futuro. Prevedo al tempo stesso, come già accennato, un trionfo sempre più eclatante della cosiddetta cronaca. Falsa, scandalistica, di indagine o di interessata denuncia. Il mondo contemporaneo sembra perfetto per questa inarrestabile evoluzione. Ma il vero pericolo per la Storia non giunge, per paradosso, da questo subdolo nemico. Che tale non è. Trattasi di un falso competitore. Perchè non ha i mezzi per rivaleggiare con la cultura, per emarginarla od anche solo per ostacolarla. E' alla fonte stessa della materia storica, che io vedo un pericoloso "nulla" in prospettiva. Ci sarà ancora un mondo in grado di fornire materiale interessante ed affascinante? Morta l'avventura dell'uomo, la sua corsa in parallelo con la natura circostante e la sua spasmodica ricerca di progresso, di che cosa mai potranno occuparsi i malcapitati storici dei tempi a venire? Anche le guerre contemporanee, sembrano non poter offrire spunti che si avvicinino al mito, all'analisi approfondita ed allo studio di alto profilo. Fenomeni mediatici di entità ciclopica, niente da dire o da obbiettare. Ma il mondo, in realtà, se ne accorge? Ribadisco la mia personalissima opinione. Una società volutamente massificata a fini commerciali e politici, non mi sembra il trampolino adatto a produrre e perpetuare una disciplina capace di segnare e scandire il nostro cammino terreno. Dandogli un senso, un fascino ineguagliabile ed un'utilità sociale di certo non minore. E se venisse a mancare proprio la materia prima? Il tanto temuto e vituperato fattore umano?"

I.S.U. - "A proposito di futuro: potrebbe descriverci qualche scenario?"

Lauri - "Dovrebbe essere illogico prefigurare un avvenire qualsiasi. Però non sarò certo io a sottrarmi all'irresistibile gioco dei dadi lanciati sul verde tavolo del fato. Un vecchio adagio recita che i pronostici li sbagliano solo coloro i quali abbiano il coraggio di renderli pubblici. Sono pronto ad offrirmi in pasto all'universale derisione. Quale futuro, figlio di quale strategia economico-politica a venire, potrebbe dunque attendere i nostri figli e nipoti? Magari la pressione demografica in continuo aumento, si rivelerà tale da sconvolgere tutte le nostre abitudini. Soprattutto quelle conquiste materiali e morali che ora, stoltamente, ci paiono ovvie ed immutabili. Cina ed India, Indonesia e Sudamerica, si riveleranno davvero le nuove frontiere economico-sociali emergenti e vincenti? Oppure affosseranno del tutto il sempre precario equilibrio socio-psichico della specie umana? Il fenomeno delle migrazioni di massa, da un continente all'altro, si assesterà? Ci sarà abbastanza cibo per sfamare tante bocche, e soprattutto ci piegheremo alla necessità di usare l'artifico della tecnologia per combinare il pranzo con la cena? Le cosiddette grandi religioni monoteiste continueranno a disinteressarsi dei più elementari principi di democrazia e rispetto della dignità umana? Oppure abdicheranno per la prima volta a memoria d'uomo al loro ruolo temporale, facendo finalmente progredire l'umanità ma al tempo stesso autodistruggendosi? Da parte sua, il "mondo occidentale", rinuncerà all'orgia succulenta del super profitto per pochi ed all'ipocrisia della finta carità per i poveri? Ritroverà i principi della socialdemocrazia e del progresso scientifico (quello vero) di inizio ventesimo secolo, rinnegando l'uovo di oggi per la gallina di domani? Ho posto degli interrogativi e mi sono astenuto da affermazioni, in quanto in queste righe ho voluto solo esprimere le mie "personalissime" paure di uomo fortunato. Figlio di un piccolo mondo il quale, anche se per pochissimo, fu assai migliore e più esaltante di quello attuale. Per quanto riguarda le prospettive di ordine morale e culturale, non credendo nelle utopie, ritengo che le rivoluzioni inglese e francese abbiano già prodotto quanto di meglio si potesse pretendere dal genere umano. In fatto di democrazia ipotetica trasferibile nella vita reale e di possibilità di miglioramento della convivenza tra presunti homini sapientes. I miei timori sono purtroppo di ordine materiale. Naturalmente, che io mi auguri di sbagliare, è com'è ovvio il minimo"

I.S.U. - "La storia quale ruolo recita in questo scenario?".

Lauri - "Allo stesso tempo attivo e passivo. Propositivo e documentaristico. Come sempre. La Storia è una disciplina esaltante non solo per la materia umana che racconta, sviscera ed analizza. E' soprattutto affascinante perchè, a dispetto delle apparenze e le tante necessità imposte, lotta per sopravvivere proprio come i suoi protagonisti. Per guadagnarsi uno spazio al sole ed il rispetto di chi la circonda, sospettoso. Nonostante ciò, per fortuna, è sempre riuscita a mantenere la testa fuori dall'acqua ed a galleggiare anche nelle tempeste più implacabili. Ammesso e non concesso che il futuro possa anche solo riprodurre per sommi capi quanto da me predetto, di certo la Storia offrirebbe fino alla fine il meglio di sè stessa. Fin quando, questa è sempre la mia opinione, ci fosse una vera realtà da raccontare. Azioni di uomini da catalogare ed analizzare. Vicende autentiche che abbiamo per protagonisti società organizzate e non un magma indistinto di pseudo schiavi onnivori ma non più senzienti. Fin quando ci sarà un solo uomo educato a vivere solo con sè stesso ma giammai intimorito da chi lo circonda, allora la Storia troverà sempre alimento sostanzioso e succulento. Se invece si parla di "virtuale" e di sua affermazione nel quotidiano, nel sociale, nella politica e via dicendo.. io, per me, divento assai pessimista e dubbioso. Non meritavamo, come uomini, di fare una fine del genere.

I.S.U. - "Quali sono i progetti di Fabio Lauri, storico?".

Lauri - " Come "appassionato" praticante, storico è un titolo che lascio agli accademici ed ai professionisti del genere, mi impegnerò al massimo nel folle tentativo di raccogliere una corposa bibliografia avente per tema il "Grand Tour" ed il "Viaggio in Italia" nei secoli XVI-XIX. L'obbiettivo è quello di raccogliere quanti più titoli possibili almeno in tre lingue. Italiano, francese ed inglese, al fine ultimo di creare un archivio telematico, a disposizione di chiunque volesse occuparsi dell'argomento in questione. La materia trattata e la relativa produzione libraria, come ho scoperto a mie spese, sono davvero cospicue per quantità. Però il fascino del progetto è proprio questo, per quanto mi riguarda: sapere che qualcosa, anzi molto, con ogni probabilità finirà per sfuggirmi. C'è tutto un universo bibliotecario da esplorare e scandagliare. Spero di essere all'altezza e di non lasciare vuoti e lacune troppo vistose.



Ringraziamo Fabio Lauri per il tempo e l'attenzione che ci ha dedicato.
E' possibile
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