| Fabio
Lauri - intervista "e mail"
|
|
I.S.U.
- "Innanzi tutto
grazie per aver accettato di fare parte della nostra comunità
scientifica. Desideriamo, per prima cosa, chiederLe cosa
L'abbia condotto allo studio della storia?".
LAURI - "Ancora
una volta e sempre più, a mia volta ringrazio L'Istituto
Internazionale per le Scienze Umanistiche per la gentilezza
e l'attenzione dimostrata nei miei confronti. A condurmi
allo studio della Storia, ormai ne sono quasi certo, è
stata la genetica. Soffro di un'innata curiosità nei confronti
dei miei simili, della natura che mi circonda e, non da
ultimo, dell'avventura in quanto tale. I miei genitori,
seppur non possano e non vogliano considerarsi degli intellettuali,
erano e sono dei grandi lettori di quotidiani. Assidui
appassionati dell'attualità e della società che li circonda.
Sin dai primissimi anni di vita. Sono nato nel 1963 e
quindi nel turbine della grande speranza di un progresso
materiale e culturale aperto a tutti, sono stato tempestato
da una quantità di impulsi nozionistici di ogni genere.
Sono di estrazione piccolissimo borghese. Però, per mia
immensa fortuna, sono figlio della tecnologia post-bellica,
del cinema, della televisione, delle riviste e dei libri
tascabili a prezzo modico. Oltre che dei documentari,
delle esplorazioni oceaniche del Capitano Costeau, dell'epopea
dello sbarco sulla Luna e del Concorde. Ho sempre amato
ascoltare i racconti degli adulti. Ricordi di guerra,
di vita vissuta, leggende e favole, sono state il mio
pane quotidiano all'incirca dai quattro anni in poi. Date
le premesse, leggere con onnivora voracità e tendere le
orecchie ovunque ci fosse una bella storia da ascoltare,
è stata solo una logica conseguenza favorita dei tratti
distintivi del mio carattere. Da ultimo, colpo di grazia
per il mio cuore già incrinato e vacillante, la scuola.
Avendo frequentato il Liceo Classico, mi fu concesso udire
le mirabolanti vicende della Grecia di Pericle e di Roma
imperiale. La passione, si è così tramutata in amore inossidabile
ed imperituro. Per fortuna, nessuna medicina potrà guarirmi
da questa patologia subdola e travolgente".
I.S.U.
- "Cosa vuol dire
per Lei, ora, continuare ad interessarsi di storia?"
LAURI
- "Significa
continuare l'infinita ed esaltante ricerca della più intima
essenza della natura umana, nel suo svolgersi nei molteplici
fatti della vita. Una ricerca su me stesso innanzitutto.
Dalla quale mi è sempre stato per fortuna impossibile
prescindere. Attraverso l'ascolto, la lettura e la conoscenza
in quanto tale degli altri e dei loro atti "storici",
ho potuto svolgere ma soprattutto vivere il mio cammino
terreno con una consapevolezza ed una soddisfazione altrimenti
negata. E' una ricerca che già so senza una conclusione
definitiva. Non per niente, non si finisce mai di conoscersi
e di stupirsi di sè stessi e degli altri. In soldoni,
grazie alla frequentazione della Storia io mi sono divertito,
mi diverto e spero di divertirmi almeno un altro poco.
E' una grande "passione" ed io cerco di coltivarla e viverla
fino in fondo e con tutto me stesso.
I.S.U. - "Esiste
un ruolo sociale della storia e dello storico?"
Fabio Lauri- "A
titolo del tutto personale, ritengo che la professione
dello storico rivesta per sua stessa natura un ruolo spiccatamente
sociale ed educativo. Sia in un'accezione positiva come
purtroppo negativa. Trattasi di mestiere difficile e pericoloso.
Difficile per chi lo elargisce ed assai pericoloso per
chi desideri usufruire dei suoi frutti. La ricerca e la
divulgazione storica, sin dagli albori della storicizzazione
delle civiltà, hanno manipolato se non plasmato gli eventi
prodotti dal genere umano nel suo sviluppo cronologico.
Fornire impulsi di conoscenza e di critica, è senza dubbio
uno dei suoi compiti primari e positivi. Al tempo stesso
però, servendosi dei cosiddetti "storici" quali strumenti
del proprio dominio temporale e spirituale, il potere
stesso ha raccontato e racconta di sè e degli altri, ciò
che desidera si sappia. Ciò non toglie, sia chiaro, che
con il progredire delle civiltà, buona parte della tanto
agognata verità sia poi venuta a galla. E che il miraggio
dell'obbiettività "storica" abbia poi trovato un suo spazio
di sviluppo e di affermazione. Mai dimenticare però, che
gli storici sono uomini, in quanto tali come tutti gli
altri. E pertanto sensibili alle lusinghe del potere ed
alle proprie convinzioni più intime e profonde. A mio
avviso però, nonostante tutte le problematiche sopra accennate,
oggi la Storia può regalare un altissimo livello di conoscenza
a tutti i livelli. Senza di essa non può esserci cultura
in senso lato e più ampio del termine. Una società veramente
libera, non dovrebbe e non può rinunciare alla sua assidua
frequentazione".
I.S.U.
- "In quale condizione
versa, secondo Lei, oggi la storia?"
Fabio Lauri- " Prima
di formulare un giudizio o anche solo una previsione,
credo sia necessario aspettare almeno qualche anno. La
produzione libraria degli ultimi 20 anni è semplicemente
prodigiosa e sterminata. La vecchia generazione post-bellica
di studiosi si sta congedando, per limiti anagrafici ormai
raggiunti, in tutto il continente europeo. Le nuove leve,
come sempre, potranno essere valutate solo tra un paio
di decenni. Non prima. Il vero problema, a mio avviso,
è invece rappresentato da quale tipo di società più o
meno "globale", la nuova generazione di ricercatori finirà
per trovarsi di fronte. Ci stiamo dirigendo verso un orizzonte
di ulteriore libertà di espressione e ricerca, oppure
nuvole scurissime e tempestose si apprestano a minacciare
la nobile ed essenziale disciplina delle scienze storiche?
In questa situazione precaria, saranno le istituzioni
universitarie del cosiddetto "mondo occidentale" a giocare
la partita decisiva ed a determinare l'esito della sfida
tra il sempre incombente "oscurantismo" e la mai abbastanza
coltivata "libertà". Di pensiero e di espressione. Io
incrocio le dita...ma non sono particolarmente ottimista.
Spero di sbagliarmi, of course".
I.S.U.
- "Riteniamo condivisibile
la Sua opinione sull'aspetto "quantitativo"
della produzione storica, scritta o divulgata attraverso
altri mezzi di comunicazione. Come giudicare l'aspetto
"qualitativo - metodologico" ed il rapporto
con i fruitori di tali informazioni. Perché, chi,
per chi e come si fa "storia" oggi?"
Fabio Lauri- "
Ragionando da lettore appassionato e non di meno frequentatore
del pianeta Internet, direi che la Storia parlando di
schietto marketing, "tiri". E parecchio. Non da ultimo,
con l'arrivo della televisione satellitare, si può facilmente
constatare l'ampio spazio ormai dedicato alla materia.
Il successo di due canali tematici quali History Channel
ed History Channel 2, è lì a testimoniarlo. Ma una miriade
di altri canali si occupano ormai con regolarità e frequenza
di argomenti storici. Il genere documentaristico storico-geografico,
conosce un successo di offerta davvero considerevole.
Internet a sua volta offre di tutto e di più. Come già
accennato, il settore della carta stampata tiene senza
fatica alcuna il passo con i tempi, sfornando una manualistica
ed una saggistica numericamente impensabile solo 30 anni
orsono. Certamente questo è solo l'aspetto quantitativo
del fenomeno in questione. L'approccio qualitativo, merita
invece dei distinguo e delle parentesi. Impossibile quindi
che, all'interno di questo magma ribollente, non si annidi
anche molto "ciarpame scandalistico". Una generosa spruzzata
di "audacia dilettantistica" e soprattutto ampie manciate
di "inesattezza faziosa ed interessata". La storia è ormai
un considerevole business. Pertanto, anche il "bidone"
è dietro l'angolo e la truffa storico-intellettuale possibile
in più di un caso. Mi sembra però un fenomeno inevitabile.
Però non così deleterio come potrebbe apparire in un primo
tempo. Come riconoscere quindi ciò che è valido da ciò
che invece travia e non educa informando? A mio avviso
la responsabilità ricade innanzitutto sul sistema scolastico.
A tutti livelli. Dal grembiulino delle elementari alla
tronfia toga delle accademie. Formare ed insegnare "bene"
è la base dalla quale non si può prescindere se si vuole
scrivere di storia ad alto livello. Ma è fondamentale
anche il ruolo rivestito dai fruitori stessi del fenomeno.
Che siano appassionati della vecchia storia cartacea o
di quella assai più giovane su cristalli liquidi, la regola
inderogabile non cambia. Un pubblico di lettori culturalmente
preparato, capace di critica e di sospetto è e sarà il
miglior antidoto contro fenomeni di contraffazione qualitativa
del genere storico. Avremo sempre più bisogno di sterminate
dosi di libertà d'espressione e soprattutto di rigorosa
disciplina nella gestione di quest'ultima. Che nessuno
si faccia illusioni, non è affatto una questione di microchip
o di software".
I.S.U.
- "Alla luce di
quanto da Lei affermato, come giudica l'insegnamento della
storia nell'attuale sistema scolastico ed universitario?"
Fabio
Lauri- " Non essendo
più giovanissimo, azzarderò giudizi basandomi sull'esperienza,
sui lontani ricordi scolastici e sui non troppo datati
trascorsi universitari. Personalmente credo che il nostro
paese, non poggiando su una solida e positiva base di
moderno nazionalismo, non si curi molto della formazione
di base in campo storico. Siamo eredi di una ventennale
e catastrofica dittatura e di un dopo-guerra bacchettone,
per quanto incredibilmente aperto alle novità materiali
della moderna tecnologia. A tutto ciò va aggiunto il veleno
mortale del famigerato "68". La più grande disgrazia possibile
ed immaginabile dopo le sette piaghe d'Egitto, il Nazismo
ed il Comunismo. Durante la mia gioventù, si inneggiò
fino alla nausea alla morte del nozionismo, delle date
ed alla messa in rotta della cosiddetta storia "evenemenziale".
Come se si potesse approfondire, scavare, sviscerare e
criticare, rifiutandosi di partire dalle azioni umane
e dalla loro collocazione nel tempo e nello spazio. Gli
avvenimenti esistono per poi studiarli e spiegarli. Questo
dovrebbe essere ovvio. Anzi obbligatorio. Ma rifiutare
la "storia dei re" e la data della battaglia di Waterloo
(18 giugno 1815), a me è sempre apparso come una grandissima
sciocchezza. Anche perchè con assoluta certezza, è sempre
stata una regola non seguita dagli storici per primi.
In realtà, erano tutte squallide nefandezze propinate
a noi freschi figli del benessere. Spesso ed accecante
fumo negli occhi, prodotto da una classe dirigente ipocrita
e profittatrice. Però, come sempre avviene in questa Italia
che non è "popolo" e non vuole mai e poi mai essere "tribù",
non sono mancate e non mancano le moltissime luci. Per
nostra fortuna è accaduto anche questo, a dispetto di
tutto e di tutti. Storici, studiosi e scrittori di qualità
hanno formato una nutrita ed agguerrita pattuglia di prodi.
Capaci di regalarci una saggistica ed una critica di valore
internazionale. Cerco di venire adesso all'oggi. Ho il
sospetto che le cose non siano poi molto cambiate dalla
seconda metà degli anni novanta ad oggi. Ritengo nettamente
superiore la qualità della produzione rivolta ai cosiddetti
addetti ai lavori ed ai semplici appassionati da libreria,
rispetto alla manualistica di base per scuole elementari,
medie, superiori ed università. Agli studenti di ogni
ordine e grado vanno solo briciole di ovvietà e faziosità
politica. Ma è soprattutto la situazione dell'Università
italiana a preoccuparmi. Da sempre. Eppure i talenti ci
sono, la passione non manca. Ho conosciuto, soprattutto
all'università, ottimi docenti. Capaci di informare, approfondire
ed infine entusiasmare il loro pubblico. Difettiamo però
di ambizione nazionalistica e di autentico amore per la
ricerca e la conoscenza. Ecco quanto."
I.S.U.
- "Come giudica
il ruolo delle materie umanistiche e degli umanisti in
questo contesto socio - culturale ed in relazione alle
altre discipline tecniche, scientifiche o di nuova concezione?"
LAURI
- " Il mio augurio, è che l'universo delle "cultura classica"
mantenga intatta la propria importanza ed indipendenza
anche in futuro. Sarebbe terribile e catastrofico pensare
od anche solo ipotizzare il contrario. Ciò però non toglie
che, per paradosso, in un mondo per moltissimi aspetti
assai migliore, più giusto e più facile per molti, le
materie umanistiche e le arti in genere siano minacciate
proprio dal progresso, dal livello tecnologico e dalla
massificazione globalizzata dei mezzi di comunicazione
ed espressione, per esempio. Oggi è difficile se non impossibile
sognare. La mitologia, gli eroi e le leggende sono solo
un ricordo morto e sepolto, sotto il peso implacabile
dei circuiti stampati e dei lettori laser. La musica di
alto livello non arriva quasi mai al grande pubblico.
La filosofia è un luminoso ricordo del passato. La pittura,
la scultura e buona parte dell'architettura sono giustamente
schiavi di tempi diversi, essenziali e pragmatici. Solo
la letteratura, di qualunque ordine e grado, forse riesce
ancora a ritagliarsi uno spazio nella mente del pubblico:niente
di memorabile, con ogni probabilità. Però la voglia di
leggere una bella storia è pur sempre ancora insopprimibile
nel cosiddetto homo sapiens. Va molto forte e merita rispetto,
da quanto vedo e leggo, il mondo della moda. Ma tra Versace
o Armani e Monet o Michelangelo, mi permetto di preferire
sempre e comunque i secondi. Io per me, ho il fortissimo
sospetto che con il nuovissimo pianeta ipertecnologico
sul quale ci troviamo adesso a camminare, sarà giocoforza
necessario particare una strategia culturale di stampo
più che altro conservativo. Sfruttare le meraviglie della
tecnica per mettere in cascina quanta più cultura del
passato sia possibile ed auspicabile. Sconfiggere la peste
ed il tifo, fruire della corrente elettrica, trapiantare
cuori oppure chattare con la Nuova Zelanda, ha comportato
un certo prezzo da pagare. Il buio ha finalmente lasciato
il campo alla luce. La superstizione ad un minimo di ragione
e razionalità. Però qualcosa, anzi molto, si è perso.
L'uomo non emerge più. Non ci sono più nomi memorabili
da tramandare ai posteri. Gli aristocratici si sono estinti
come dinosauri. La democrazia, giustamente, ha trionfato.
Però scordiamoci di ritrovare sulla nostra strada un Dante
Alighieri, uno Shakespeare od anche solo un Dottor Livingstone.
Oggi si veste tutti allo stesso modo. Principi e carrettieri
uguali sono all'occhio non troppo educato. E' tutto e
solo un gigantesco lavoro di squadra, nel cui marasma
nessuno ha più la possibilità stagliarsi e brillare. Una
società di massa ben pasciuta e riscaldata concede sempre
meno spazio all'uomo in quanto individuo, creatore, eroe
e protagonista. Ed invece sarà sempre più campo libero
per gli agguerriti eserciti del conformismo tecnico, il
quale ci offre su di un piatto d'argento, è fuor di dubbio,
una vita assai più facile, lunga e pulita. Ma priva di
creatività classica. Solo un non augurabile ritorno all'età
della pietra, potrebbe forse restituirci un barlume di
umanesimo. Ma questo, è ovvio, trattasi di uno scherzoso
paradosso.
I.S.U.
- "Il rapporto e
l'equilibrio tra l'individuo e la specie è argomento
da sempre assai caro al nostro istituto. Sembra che la
storia, quella legata ad una "sistematica biografica"
di stampo ottocentesco, stia venendo meno: come immagina
l'evoluzione dello studio della storia?
Lauri- "A
mio avviso, il futuro della disciplina storica si giocherà
sul campo dell'adattamento inevitabile e necessario alle
esigenze imposte da una realtà magmatica ed alquanto incerta.
Una società di massa ossessivamente imposta. Votata alle
catastrofi se non ad una non più tanto improbabile autodistruzione.
Uno spregio quasi totale, come già detto, per l'individuo,
la sua formazione e la sua realizzazione. Un'ossessiva
ricerca del profitto (per pochi) e l'ormai conclamato
rifiuto di un benessere maggiormente diffuso nelle società
postindustriali. Dulcis in fundo, lo spettro ormai reale
di un sovrappopolamento che finirà per strangolare la
vita sul pianeta. In tutto ciò, mi permetto di azzardare
che la ricerca storica dovrà adattarsi a sopravvivere
ed a ritagliarsi delle finestre. Magari luminose ma di
certo non più così fulgide come nel passato. Anche in
quello non troppo distante. Comunque sia, senza uomini
di rilievo, senza grandi personaggi, con buona probabilità
ci dovremo accontentare della "Cronaca" e non più della
vera "Storia". Il che purtroppo, è proprio tutta un'altra
e miseranda questione."
I.S.U.
- "Come pensa il
rapporto tra cronaca e storia? Sarà la cronaca
evoluta la disciplina, che sostituirà la storia?
Quali saranno le sue modalità d'interazione?"
Lauri
- "A mio avviso,
la produzione storica di alto, medio ed anche basso livello
proseguirà ininterrotta il suo abituale cammino. Almeno
fino a quando esisterà un barlume di civiltà umana socialmente
organizzata. Di questo non dubito. I mezzi, le istituzioni
ed anche la passione per il passato non mancano. E non
verranno a mancare anche in un più o meno prossimo futuro.
Prevedo al tempo stesso, come già accennato, un trionfo
sempre più eclatante della cosiddetta cronaca. Falsa,
scandalistica, di indagine o di interessata denuncia.
Il mondo contemporaneo sembra perfetto per questa inarrestabile
evoluzione. Ma il vero pericolo per la Storia non giunge,
per paradosso, da questo subdolo nemico. Che tale non
è. Trattasi di un falso competitore. Perchè non ha i mezzi
per rivaleggiare con la cultura, per emarginarla od anche
solo per ostacolarla. E' alla fonte stessa della materia
storica, che io vedo un pericoloso "nulla" in prospettiva.
Ci sarà ancora un mondo in grado di fornire materiale
interessante ed affascinante? Morta l'avventura dell'uomo,
la sua corsa in parallelo con la natura circostante e
la sua spasmodica ricerca di progresso, di che cosa mai
potranno occuparsi i malcapitati storici dei tempi a venire?
Anche le guerre contemporanee, sembrano non poter offrire
spunti che si avvicinino al mito, all'analisi approfondita
ed allo studio di alto profilo. Fenomeni mediatici di
entità ciclopica, niente da dire o da obbiettare. Ma il
mondo, in realtà, se ne accorge? Ribadisco la mia personalissima
opinione. Una società volutamente massificata a fini commerciali
e politici, non mi sembra il trampolino adatto a produrre
e perpetuare una disciplina capace di segnare e scandire
il nostro cammino terreno. Dandogli un senso, un fascino
ineguagliabile ed un'utilità sociale di certo non minore.
E se venisse a mancare proprio la materia prima? Il tanto
temuto e vituperato fattore umano?"
I.S.U.
- "A proposito di
futuro: potrebbe descriverci qualche scenario?"
Lauri -
"Dovrebbe essere illogico prefigurare un avvenire
qualsiasi. Però non sarò certo io a sottrarmi all'irresistibile
gioco dei dadi lanciati sul verde tavolo del fato. Un
vecchio adagio recita che i pronostici li sbagliano solo
coloro i quali abbiano il coraggio di renderli pubblici.
Sono pronto ad offrirmi in pasto all'universale derisione.
Quale futuro, figlio di quale strategia economico-politica
a venire, potrebbe dunque attendere i nostri figli e nipoti?
Magari la pressione demografica in continuo aumento, si
rivelerà tale da sconvolgere tutte le nostre abitudini.
Soprattutto quelle conquiste materiali e morali che ora,
stoltamente, ci paiono ovvie ed immutabili. Cina ed India,
Indonesia e Sudamerica, si riveleranno davvero le nuove
frontiere economico-sociali emergenti e vincenti? Oppure
affosseranno del tutto il sempre precario equilibrio socio-psichico
della specie umana? Il fenomeno delle migrazioni di massa,
da un continente all'altro, si assesterà? Ci sarà abbastanza
cibo per sfamare tante bocche, e soprattutto ci piegheremo
alla necessità di usare l'artifico della tecnologia per
combinare il pranzo con la cena? Le cosiddette grandi
religioni monoteiste continueranno a disinteressarsi dei
più elementari principi di democrazia e rispetto della
dignità umana? Oppure abdicheranno per la prima volta
a memoria d'uomo al loro ruolo temporale, facendo finalmente
progredire l'umanità ma al tempo stesso autodistruggendosi?
Da parte sua, il "mondo occidentale", rinuncerà all'orgia
succulenta del super profitto per pochi ed all'ipocrisia
della finta carità per i poveri? Ritroverà i principi
della socialdemocrazia e del progresso scientifico (quello
vero) di inizio ventesimo secolo, rinnegando l'uovo di
oggi per la gallina di domani? Ho posto degli interrogativi
e mi sono astenuto da affermazioni, in quanto in queste
righe ho voluto solo esprimere le mie "personalissime"
paure di uomo fortunato. Figlio di un piccolo mondo il
quale, anche se per pochissimo, fu assai migliore e più
esaltante di quello attuale. Per quanto riguarda le prospettive
di ordine morale e culturale, non credendo nelle utopie,
ritengo che le rivoluzioni inglese e francese abbiano
già prodotto quanto di meglio si potesse pretendere dal
genere umano. In fatto di democrazia ipotetica trasferibile
nella vita reale e di possibilità di miglioramento della
convivenza tra presunti homini sapientes. I miei timori
sono purtroppo di ordine materiale. Naturalmente, che
io mi auguri di sbagliare, è com'è ovvio il minimo"
I.S.U.
- "La storia quale
ruolo recita in questo scenario?".
Lauri
- "Allo stesso tempo attivo e passivo. Propositivo e documentaristico.
Come sempre. La Storia è una disciplina esaltante non
solo per la materia umana che racconta, sviscera ed analizza.
E' soprattutto affascinante perchè, a dispetto delle apparenze
e le tante necessità imposte, lotta per sopravvivere proprio
come i suoi protagonisti. Per guadagnarsi uno spazio al
sole ed il rispetto di chi la circonda, sospettoso. Nonostante
ciò, per fortuna, è sempre riuscita a mantenere la testa
fuori dall'acqua ed a galleggiare anche nelle tempeste
più implacabili. Ammesso e non concesso che il futuro
possa anche solo riprodurre per sommi capi quanto da me
predetto, di certo la Storia offrirebbe fino alla fine
il meglio di sè stessa. Fin quando, questa è sempre la
mia opinione, ci fosse una vera realtà da raccontare.
Azioni di uomini da catalogare ed analizzare. Vicende
autentiche che abbiamo per protagonisti società organizzate
e non un magma indistinto di pseudo schiavi onnivori ma
non più senzienti. Fin quando ci sarà un solo uomo educato
a vivere solo con sè stesso ma giammai intimorito da chi
lo circonda, allora la Storia troverà sempre alimento
sostanzioso e succulento. Se invece si parla di "virtuale"
e di sua affermazione nel quotidiano, nel sociale, nella
politica e via dicendo.. io, per me, divento assai pessimista
e dubbioso. Non meritavamo, come uomini, di fare una fine
del genere.
I.S.U.
- "Quali sono i
progetti di Fabio Lauri, storico?".
Lauri
- " Come "appassionato" praticante, storico è un titolo
che lascio agli accademici ed ai professionisti del genere,
mi impegnerò al massimo nel folle tentativo di raccogliere
una corposa bibliografia avente per tema il "Grand Tour"
ed il "Viaggio in Italia" nei secoli XVI-XIX. L'obbiettivo
è quello di raccogliere quanti più titoli possibili almeno
in tre lingue. Italiano, francese ed inglese, al fine
ultimo di creare un archivio telematico, a disposizione
di chiunque volesse occuparsi dell'argomento in questione.
La materia trattata e la relativa produzione libraria,
come ho scoperto a mie spese, sono davvero cospicue per
quantità. Però il fascino del progetto è proprio questo,
per quanto mi riguarda: sapere che qualcosa, anzi molto,
con ogni probabilità finirà per sfuggirmi. C'è tutto un
universo bibliotecario da esplorare e scandagliare. Spero
di essere all'altezza e di non lasciare vuoti e lacune
troppo vistose.
Ringraziamo Fabio Lauri per
il tempo e l'attenzione che ci ha dedicato.
E' possibile contattare
Fabio Lauri, partecipando
al suo forum.
|