Antonio Anonide - intervista "e mail"

I.S.U. - "Innanzi tutto grazie per aver accettato di fare parte della nostra comunità scientifica. Desideriamo, per prima cosa, chiederLe cosa L'abbia condotto alla professione medica".

ANONIDE - "L'idea di fare il medico si formò nella mia testolina di bambino chissà come e chissà quando, forse in quei tempi ahimè piuttosto lontani nell'ambiente familiare e nell'ambiente di paese la figura del medico aveva ancora una considerazione particolare; lo studioso capace di curare le malattie, con la sua sala d'aspetto affollata di bambini e adulti probabilmente era diventato per me un modello da raggiungere. Per quanto posso ricordare, ogni volta che qualcuno mi chiedeva che cosa volessi fare da grande, rispondevo sempre "il dottore". E anche negli anni successivi, gli anni della scelta consapevole, i dubbi sulla scelta universitaria sono stati pochi. Si sarebbero intensificati più avanti....."

I.S.U. - "...e questi dubbi, così intensificati, a cosa hanno portato?"

ANONIDE -
"Ad una consapevolezza, piuttosto amara, delle difficoltà di inserimento post-laurea nel mondo del lavoro, alle quali non sfugge certamente il medico. Infatti avrei potuto ripercorrere l'intero iter universitario nel periodo intercorso fra la laurea e il cosiddetto "posto fisso", ma anche in quel lasso di tempo non mi è andata male, anzi...."

I.S.U. - "...anzi?"

ANONIDE -
"A parte l'ovvia acquisizione di conoscenze nel corso di specializzazione in Dermatologia e Venereologia, anche da un punto di vista pratico ho avuto modo di "sbarcare il lunario" con le sostituzioni come Medico di Medicina Generale, con il servizio militare svolto come Ufficiale Medico in Marina e con la Guardia Medica sul territorio, tutte attività estremamente utili per arricchire il bagaglio di esperienze umane e di capacità pratiche".

I.S.U. - "Quale ruolo ha assunto, secondo Lei, la medicina, oggi?"

ANONIDE -
"Un ruolo che definirei ambivalente, considerando da un lato in grandi sviluppi scientifici e tecnologici di cui si può avvalere e la sempre crescente richiesta e consapevolezza dei pazienti non solo in tema di malattie più o meno gravi, ma anche in tema di benessere ed estetica, dall'altro i sempre più paralizzanti vincoli burocratici ed economici che ne limitano le possibilità e il diffuso atteggiamento "difensivistico", mi si passi il termine calcistico in cui spesso ci si rifugia, per i coinvolgimenti medico legali e giudiziari, non sempre obiettivi e totalmente giustificati con cui si devono fare i conti."

I.S.U. - "Se dovesse definire la medicina contemporanea, cosa risponderebbe?"

ANONIDE - "Una scienza che si avvale ampiamente dell'ausilio delle altre (chimica, fisica, biologia, ingegneria), ma che qualche volta si dimentica che la sua irrinunciabile componente basilare è il rapporto con il paziente, fatto di ascolto, colloquio, osservazione scrupolosa e il ragionamento su quanto si è appreso".

I.S.U. - "Quali sono gli obiettivi della medicina contemporanea? Quale rapporto intercorre tra la medicina, il medico e l'uomo?"

ANONIDE - "Spero che l'obiettivo fondamentale sia sempre quello di conoscere l'uomo e le sue malattie per farlo star meglio. Ma sicuramente al giorno d'oggi l'essenziale obiettivo dell'innalzamento della qualità di vita finisce per comprendere le sempre più pressanti richieste di un miglioramento dell'immagine, dell'aspetto esterno, dell'apparire. Quest'esigenza, di per sé sicuramente umana e legittima, rischia talvolta di trasformarsi in un imperativo senza limiti e razionalità, capace di minare alle fondamenta il rapporto di fiducia e di ascolto reciproco fra medico e paziente. Il discorso sarebbe molto lungo, complesso e spinoso; sappiamo bene come i mass media siano in grado di influenzare pesantemente i nostri comportamenti e le nostre aspirazioni, proponendo modelli di "perfezione" e di "eterna giovinezza", e prospettando un gran numero di metodiche facili, rapide e indolori per avvicinarsi a tali modelli. Al medico, che purtroppo spesso non si sottrae alla montatura del colossale e acritico battage, il compito di mettere in atto tali soluzioni e conseguire gli stupefacenti risultati. Riporto un piccolo esempio personale capitatomi alcuni mesi fa. Mi telefona una signora, dicendomi più o meno così:" Lei è un dermatologo plastico, vero? Ho trovato il suo nome sul sito della Società di Dermatologia Plastica. Io devo fare per il mio viso delle infiltrazioni di collagene (o acido ialuronico, non ricordo bene, servono entrambi per le rughe). Se io vengo da lei in studio mi fa questo trattamento?". La mia risposta, purtroppo in quel momento non sufficientemente pacata e distaccata, fu di questo tipo:"Signora, io sono innanzitutto e soprattutto un medico; dal medico si va per esporre un problema, per essere visitati, avere una diagnosi e, se possibile, la proposta di una terapia, delle cui modalità si potrà poi discutere ampiamente". Mi sembra un episodio abbastanza esplicativo delle distorsioni che un'informazione scorretta o equivoca può determinare. E il mancato conseguimento dei risultati sperati o semplicemente un'obiettiva esposizione dei limiti e delle incognite di certe procedure vengono spesso rigettati o accolti con sospetto. Quante volte abbiamo sentito frasi di questo tipo:" Ma come, vanno sulla luna e non si riesce a correggere questi piccoli difetti?". Ebbene sì, bisogna rendersene conto: è più facile andare sulla luna che sottrarsi alle leggi biologiche e fermare la cronologia della nostra esistenza. E qualora si riesca ad ottenere i piccoli miracoli richiesti al medico o alla tecnologia, siamo sicuri che il risultato non sia talora soltanto qualcosa di patetico e poco credibile? Ma purtroppo ho l'impressione che lo stesso tipo di equivoco (eufemismo) "mediatico" interessi anche i settori più importanti e delicati della medicina, laddove è in gioco direttamente la vita del paziente. Non è raro vedere, nelle trasmissioni che si occupano di salute, conduttori e compiacenti specialisti in cerca di visibilità che, allo scopo di "lanciare messaggi di speranza", illustrano possibilità terapeutiche all'avanguardia, talvolta ancora allo stadio sperimentale, e strutture sanitarie di straordinaria efficienza. Quando poi i pazienti si devono imbattere nella dura realtà, generalmente molto meno idilliaca sul piano strettamente sanitario così come su quello organizzativo-amministrativo, esplodono spesso rabbia, sfiducia e frustrazione. Bisogna dirlo chiaro: la medicina ha ancora moltissima strada da compiere sul piano delle conoscenze e delle applicazioni pratiche, senza sconfinare in considerazioni di altro ambito".

I.S.U. - "Riferendoci alla molta strada da compiere: quali sono i confini attuali, quelli possibili ed il frutto dell'immaginario collettivo?"

ANONIDE - "I confini attuali sono legati soprattutto all'incompleta conoscenza dei meccanismi fisiopatologici di molti fondamentali settori della biologia umana ( ad esempio la neurofisiologia e la genesi del cancro). I confini possibili.... non li saprei proprio ipotizzare; un pilota di cui non ricordo assolutamente il nome, vincitore di gare automobilistiche dell'epoca eroica, dichiarò che sicuramente erano possibili grandi miglioramenti tecnici, ma che comunque la velocità dell'automobile non avrebbe mai potuto superare i 50-60 chilometri orari. In ogni caso, più si procede (e ciascun passo è frutto di molte ipotesi di lavoro, molti tentativi e lunghi procedimenti sperimentali), più le strade si ramificano. Talvolta l'immaginario collettivo non riesce a cogliere le difficoltà e la moltitudine di tasselli che il ricercatore deve quotidianamente comporre e ci si figura una scienza esatta dal cammino lineare e spedito. Oppure, al contrario, un'astrusa miscela di alchimia e fisica nucleare con armi farmacologiche più tossiche che utili, alla quale preferire i rimedi "naturali e tradizionali" oggi proposti con dovizia".

I.S.U. - "Cos'è l'essere umano per la medicina?"

ANONIDE - "Credo che come risposta possa essere ricordato il famoso aforisma di Protagora:"L'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono e di quelle che non sono per ciò che non sono". Cioè, al di là di tutte le teorie eziopatogenetiche e di tutti i protocolli diagnostico-terapeutici, ogni caso va valutato e interpretato secondo le caratteristiche del paziente che si ha di fronte e i possibili percorsi di accertamento e di trattamento devono tenere conto innanzitutto della situazione fisica e psichica, delle esigenze e delle aspettative di quella specifica persona. Si ha sempre davanti un essere umano e non una patologia, un difetto da correggere, una carenza da colmare".

I.S.U. -
"In assenza di difetti da correggere, o presunti tali, la medicina moderna come concepisce l'essere umano?"

ANONIDE - "Sempre come fine ultimo di ogni sua ricerca, allo scopo di mettere a sua disposizione le nuove conoscenze per migliorarne la qualità di vita e prevenire o diagnosticare precocemente le patologie".

I.S.U. - "Cosa si intende, in medicina, per vita e qualità della vita?"

ANONIDE - "Sulla definizione di vita e sulla sua durata manca un accordo, come ben comprendiamo nei frequenti dibattiti ideologici su temi etici scottanti quali aborto, cure palliative, eutanasia, ecc. Mi limiterei pertanto ad una definizione personale a carattere non soltanto medico: la vita è tutto ciò che abbiamo e purtroppo non perdiamo occasione per rovinarcela in mille modi, anzichè gustarci quanto di meraviglioso abbiamo intorno e dentro di noi; un bene prezioso che va difeso e stimato in tutto il suo valore, ma del quale è sovrano il suo proprietario, intendendo come tale SOLO la persona fisica in questione, che ne deve poter disporre nel suo svolgimento ed eventualmente anche della sua conclusione, ovviamente senza ledere gli altrettanto sacri diritti dei suoi simili. In quanto alla qualità di vita, credo che ugualmente le definizioni potrebbero essere molto diverse fra loro; personalmente la interpreterei genericamente come una percezione soddisfacente di se stessi sul piano fisico ed emozionale, che ci faccia sentire capaci di perseguire le proprie ambizioni e i propri progetti ed in grado di esplicare le possibilità fisiche e psichiche senza essere limitati da patologie organiche o da disagi psicologici verso gli altri".

I.S.U. - "Quanto influiscono sulla pratica clinica gli espetti "storici" del paziente e quanto le sue aspirazioni? In medicina si tende per ogni individuo a considerare il suo "intorno" socio-culturale ed il suo progetto esistenziale, in parte completato in parte da condurre, adeguandosi alle aspettative del singolo? Che rapporto intercorre tra medicina, pratica clinica e progettualità individuale?

ANONIDE - "La medicina deve essere sempre di supporto e mai di intralcio alla progettualità individuale e nel fondamentale calcolo del rapporto costo-beneficio che deve orientare la pratica clinica vanno tenute in debito conto le aspirazioni personali e le abitudini professionali, familiari e voluttuarie, onde evitare di arrecare, nei limiti del possibile, gravi contraccolpi psicologici e mutilazioni ingiustificate della qualità di vita. Per fare qualche esempio significativo, sarà ben più conservativo l'approccio ad una meniscopatia o ad una patologia tendinea in un tranquillo signore di età media o avanzata rispetto ad un giovane atleta, o ad una imperfezione cutanea di una signora matura rispetto ad una giovane attrice o modella. Molto meno condiscendente deve essere invece secondo me il medico nei confronti di coloro che pretendono di condizionare il comportamento dei sanitari verso terzi, soprattutto se questi non possono esprimere la propria volontà, adducendo motivazioni restrittive o divieti su base religiosa o ideologica".

I.S.U. - "A proposito di tempo. Come è considerato dalla medicina e da voi medici. Come è percepito dall'organismo?

ANONIDE - "Pensiamo ad alcuni noti adagi popolari, quali "Il tempo è galantuomo", o "Il tempo è tiranno", oppure "Chi ha tempo non aspetti tempo"; vi troviamo una notevole difformità di giudizio e considerazione. Anche in medicina il tempo può talvolta rappresentare un alleato nella gestione di certe patologie, o un grave fattore di rischio che sollecita interventi tempestivi. Si tratta sempre comunque di un fattore da tenere in debito conto nella scelta delle strategie terapeutiche e delle misure preventive. Più uniforme è la percezione da parte dell'organismo di una maturazione e successivamente di una lenta regressione delle proprie funzioni e capacità, pur con tutte le variabilità individuali. Ma ciò che fa veramente la differenza nel rapporto organismo - tempo è l'atteggiamento che ognuno di noi rivela in termini di accettazione-rifiuto dell'orologio biologico".

I.S.U. - "Come si potrebbe definire il concetto di orologio - biologico?"

ANONIDE - "Il cosiddetto "orologio biologico" è una struttura effettivamente esistente nel nostro cervello, costituito da un gruppo di cellule nervose dell'ipotalamo, che, ricevendo informazioni dall'esterno tramite i nervi, regola la produzione di ormoni e neurotrasmettitori secondo un ritmo cadenzato su una periodicità di circa 24 ore, determinando, con significative differenze soggettive, le nostre attività giornaliere. Ma nel mio caso ho usato il termine di orologio biologico nel senso delle mutazioni indotte dal tempo sull'aspetto del nostro corpo, immaginando una mano un po' tremante che cerca sempre di riportare indietro le lancette".

I.S.U. - "Come è considerata la morte dalla medicina moderna?"

ANONIDE - "Anche sulla definizione di morte, come ben sappiamo, non vi è generale accordo ed anche questo estremo confine dell'esistenza assume talvolta contorni poco definiti e oggetto di discussione. Si tratta comunque sempre dell'evento più ineluttabile e necessario della vita di ciascun essere vivente, appartenente ad una specie la cui strategia riproduttiva e volta a perpetuare soltanto la specie stessa; un evento davanti al quale si impone sempre silenzio e rispetto".

I.S.U. - "Quando un medico può definire "terminata" una vita?"

ANONIDE - "Quando non esistono più speranze di ridare a quella vita la possibilità di una qualsiasi forma di attività fisica e/o psichica e di relazione col mondo esterno, cioé le caratteristiche fondamentali di un essere vivente".

I.S.U. - "Ritornando al concetto di relazione: quali rapporti intercorrono tra la medicina e gli altri aspetti della conoscenza?"

ANONIDE - "I rapporti con altre discipline scientifiche sono abbastanza ovvi e intuitivi; il medico deve tener presente spesso le leggi della chimica, della fisica e della biologia nella pratica quotidiana, nonchè elementi di geografia e di climatologia, sempre più importanti al giorno d'oggi; ma la medicina è una scienza umana praticata da esseri umani e, come diceva Cicerone, nessuna delle attività e delle conoscenze umane ci deve essere estranea; e il medico dovrebbe spesso attingere alla letteratura, alla storia, alla filosofia, al diritto per regolare il suo comportamento, traendone talora spunti per determinate decisioni".

I.S.U. - "Rimaniamo al rapporto tra medicina ed altre disclipline: cosa sta cambiando nella Sua pratica medica e nella medicina in generale con l'avvento delle ultime tecnologie? "

ANONIDE - "Un piccolo flash back di circa un quarto di secolo. Ero studente e frequentavo un reparto di Semeiotica Medica e una mattina un paziente ricoverato venne spedito di buonissima ora da Genova a Novara per eseguire una TAC addominale; era una macchina sofisticata che a Genova ancora non si trovava. Oggi si tratta di un esame di routine, spesso abusato e sempre nuove metodiche sono state introdotte in medicina, facendo fare passi da gigante alla diagnostica strumentale, tanto da far dimenticare in alcuni casi i primi elementari ma fondamentali stadi dell'indagine, costituiti dall'ascolto e dalla visita del paziente, ma anche alla conoscenza patogenetica e alla terapia. Anche in Dermatologia rispetto a quell'epoca si sono rivoluzionate le conoscenze (basta pensare allo stravolgimento delle conoscenze sulla natura della psoriasi, ad esempio) e le procedure, grazie a tecniche quali la microscopia elettronica, la immunoistochimica e via dicendo e all'introduzione di rivoluzionari trattamenti sia nella clinica sia nel settore estetico, oggi così ricercato".

I.S.U. - "A proposito di dermatologia: cosa sono per Lei la pelle e l'estetica?"

ANONIDE - "La pelle secondo me non può e non deve essere considerata una specie di campo di battaglia sul quale neutralizzare con bisturi o farmaci tutto quanto insorge e viene catalogato come un attentato alla propria immagine; la pelle va attentamente osservata e considerata come una potenziale messaggera di segnali inviati dall'interno come testimonianze visibili di qualcosa che non va o semplicemente di una fisiologica evoluzione e maturazione (o anche invecchiamento) dell'intero organismo. Solo dopo tale scrupolosa osservazione si potrà cercare la via migliore per venire incontro alle esigenze estetiche oggi così sentite. Gli straordinari risultati che si possono ottenere al giorno d'oggi in questi settori possono comunque dare un contributo enorme al "benessere sociale" di giovani e meno giovani e l'estetica va pertanto considerata come una parte integrante, almeno da un punto di vista conoscitivo se non operativo, di svariate branche della medicina, fra cui ovviamente la dermatologia".

I.S.U. - "Ci potrebbe descrivere, formulando alcuni esempi, cosa "dice" la pelle?"

ANONIDE - "Senza scendere troppo nel tecnico, con quadri clinici particolari, e senza cadere troppo nel banale (pallore e rossore come spie del nostro stato d'animo), potrei ricordare ad esempio come un prurito insistente e fastidioso debba essere attentamente valutato come possibile primo sintomo di importanti entità cliniche quali il diabete o patologie tumorali (linfomi in particolare, ma nono solo) o come la presenza di dermatite acneiforme, untuosità dei capelli, forfora abbondante o aumento dei peli possano essere segni di disfunzioni ormonali di varia natura. Talora anche l'insorgenza massiccia di neoformazioni benigne quali xantomi o verruche seborroiche, causa di tanti disagi estetici per molti pazienti, che richiedono ripetutamente e acriticamente la loro rimozione, possono essere un indice di determinate malattie metaboliche e talora anche di alcuni tipi di tumori interni. Pertanto sarà bene "ascoltare" e valutare attentamente la pelle, prima di decapitare frettolosamente i suoi segnali".

I.S.U. - "Considerando la pelle come contenitore, come limite, come registratore e come membrana di scambio, quante discipline mediche ruotano attorno a questa struttura anatomica?"

ANONIDE - "Oserei dire che tutte le discipline mediche, alcune più alcune meno hanno a che fare con la pelle per qualche patologia di propria pertinenza. Il che non vuol dire che tutti i vari specialisti debbano conoscere in modo profondo la dermatologia, nè tantomeno che il dermatologo debba essere una specie di pozzo di scienza edotto in tutte le discipline mediche. Come sempre è fondamentale interagire e collaborare".


Ringraziamo Antonio Anonide per il tempo e l'attenzione che ci ha dedicato.
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